BLADE RUNNER (Ridley Scott, 1982)
Spesso la gente cerca di banalizzare il valore gnoseologico di ‘Blade Runner’. Potremmo discutere delle scelte che ne hanno consentito la materializzazione, ma non azzarderemo nulla di strano, visto che la prassi è sempre la stessa che puoi leggere ovunque: attori discreti, prodotto invecchiato neanche tanto male, estetica proto-cyberpunk in anticipo sui tempi, flirt pesante e corroborante con il genere hard boiled. Ma non è questo che conta, quasi trent’anni dopo, non per me, almeno. Arnold Schoenberg – musicista tardo romantico e grande teorico musicale -, nell’ultimo capitolo del suo ‘Harmonielehre’, colto da una di quelle soventi epifanie di cui solo lui è capace, sottolinea la necessità di valutare la distanza con cui ci approcciamo al prodotto d’arte e di come tarando tale distanza si generino criteri di valutazione e giudizio sempre diversi, rilevando l’evidente uniformarsi dei prodotti d’arte tanto più questi si fanno lontani rispetto al tempo in cui viviamo. Comunque sia, ‘Blade Runner’ – che in questo senso appartiene ad una stagione *molto* lontana, troppo vicina per essere in vena di revival, troppo lontana per smuovere i più giovani – fatica ad uniformarsi con molti suoi consimili e non già per aspetti squisitamente formali – non è niente di speciale ed è molto scontato, anche se c’è ancora chi si ostina a credere il contrario -, quanto per il suo denso, eterno e perciò terrificante significato (anti)religioso. In altre parole, non è errato pensare a ‘Blade Runner’ come la nemesi meno esplicita dello stra-sopravvalutato e stra-noioso ‘Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo’, metafora cristiana in salsa sci-fi, se mai ce n’è stata una . La parabola parte dal replicante Roy Batty – un character immenso, almeno nel film – e si amplifica e finisce con il confronto dell’uomo – replicante? – con il suo creatore, tirandolo giù dal pretenzioso scranno di padre benevolo-onnipotente e mostrandocelo – in carne ed ossa! – come un cinico e freddo burattinaio di nome Tyrell, oltretutto incapace di fornire risposte adeguate. Un archetipo, Roy Batty, che ribadisce l’ineluttabilità della Morte, una Semplice Questione troppo umana per essere messa in bocca a Rick Deckard/Philip Marlowe – banale esecutore e protagonista un po’ insipido, sebbene si perseveri nel cercare argomentazioni sottintese per scovarne la sua natura replicante: la necessità è quella di racimolare una risposta da uno stronzo che ti creato così, imperfetto e caduco, senza dirti il perchè. Niente di nuovo, nè prima, nè dopo Ridley Scott, per non parlare di Philip K. Dick. A voler ben dire, per qualche strano raccordo concettuale è come trovarsi sospesi su un ponte ideale tra ‘Moby Dick’ e ‘Matrix’: l’unica differenza con il primo è che in ‘Blade Runner’ il dissidio è guarda caso umano, reale, concreto; la più grande dissertazione comune con il secondo, invece, appartiene ovviamente all’enorme sfera del cartesiano Cogito Ergo Sum. Comunque sia, Dick avrebbe avuto molto da dire su questo film, e non solo per il fatto di prendere considerevoli distanze dal suo romanzo. Probabilmente anche Schoenberg, e probabilmente non per i landscape di Vangelis.
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- Pubblicato:
- luglio 5, 2011 / 7:21 am
- Categoria:
- Fantascienza, Thriller
- Etichette:
- Alan E. Nourse, Blade Runner, Blade Runner recensione, Brion James, capitano Bryant, Cityspeak, cogito ergo sum, colonie extramondo, cult movie, Cyberpunk, Daryl Hannah, David Peoples, Deeley Dune, distopia, Douglas Trumbull, Edward Hopper, Edward James Olmos, Fancher Michael, film, film 1982, film di fantascienza, film fantascienza, filmeria applicata, Filmways, Hampton, Hannibal Chew, Harrison Ford, Herb Jaffe, Il cacciatore di androidi, J.F. Sebastian, James Hong, Joanna Cassidy, Joe Turkel, M. Emmet Walsh, Métal Hurlant, Moebius, Morgan Paull, National Film Registry, Nexus 6, Nighthawks, Philip K. Dick, recensioni, recensioni film, replicante Pris, replicanti, Rick Deckard, Roy Batty, Rutger Hauer, scrittori statunitensi, Sean Young, Syd Mead, The Bladerunner, The Ladd Company, trafficanti di organi, Tyrell Corporation, Vangelis, Voigt-Kampff, Warner Bros, William S. Burroughs, William Sanderson

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