BIRD (Clint Eastwood, 1988)
Premessa I: Charlie Parker è stato un pioniere, uno di quei musicisti che hanno segnato il suo tempo, uno di quelli che, se fosse vissuto negli anni ’80 e fosse stato metallaro, avrebbe inventato il suono dei Meshuggah dieci anni in anticipo sui tempi. Non era così istintuale come dicono, ma aveva una preparazione musicale (e tecnica) fuori dall’ordinario. E si è autodistrutto, è vero, ma era la norma per alcuni musicisti, allora come adesso, ragion per cui non c’è niente di così originale o rilevante da dire della sua vita, a parte la sua musica. Premessa II: Forest Whitaker è un attore di grandissime doti recitative, che personalmente ho apprezzato alla follia soprattutto in ‘Ghost Dog’, dove interpreta un samurai: praticamente, qui avrebbe dovuto recitare la stessa parte, almeno in teoria, solo che la sua padrona avrebbe dovuto essere la Musica. Premsessa III: Clint Eastwood, che come “biondo” e come “Callaghan” vale moltissimo, come regista è insopportabile nel modo più assoluto. A memoria non ricordo UNA sola volta in cui sia riuscito a terminare un suo film senza fremere perchè non fosse concluso. O a terminare un suo film, e basta. La critica più evidente che gli muovo ha a che fare con qualcosa, guarda caso, di molto musicale: il ritmo. I suoi film sono pomposi, prolissi, patetici, pretenziosi, pedanti e tutta una serie di aggettivi che iniziano per “p” che non è il caso di pronunciare. In una parola ‘Bird’ è un film…lento; la qual cosa non sarebbe un problema – ci sono dozzine di film “lenti”, che apprezzo a dismisura – se non fosse che Eastwood non “rappresenta” in modo lento, bensì “legge” in modo lento, il che, ovviamente, dopo un po’ lo rende un ottimo sonnifero. La vita di Charlie Parker, nella mia edizione dell’imprescindibile saggio “Jazz” di Arrigo Polillo occupa poco più di 20 pagine, il che significa che Eastwood, nelle due ore e quaranta in questione legge una pagina ogni otto minuti, per altro senza dirci nulla di nuovo rispetto a quanto già non sapessimo e in modo poco più che didascalico. Nessuna rappresentazione originale o una qualche invenzione scenografica per rendercelo interessante, nessuna personale lettura degli eventi o guizzi rappresentativi, niente di niente. Tutto confluisce inesorabilmente nell’anonimato e nella noia più assoluti. Ed è un vero peccato, perchè le potenzialità per descrivere (non leggere) in modo interessante la storia di Charlie Parker c’erano tutte, a cominciare dalla scelta azzeccata dell’attore protagonista e dell’ovvia bellezza indicibile della colonna sonora – un marasma di temi bebop che gli addetti ai lavori in campo jazzistico avranno di certo riconosciuto. Conclusione: ‘Bird’ è un film soporifero e prevedibile, a maggior ragione se vi siete già informati sulla storia che racconta, e allo stesso tempo è il miglior Clint Eastwood come regista per i gusti del sottoscritto, forse insieme soltanto a ‘Gli Spietati’, il che da la misura sull’improbabile giudizio per film come ‘Gran Torino’, ‘Million Dollar Baby’ o ‘Lettere Da Iwo Jima’. Onestamente, preferisco ricordarmelo nei film di Leone, avvolto nel poncho e sigaro tra i denti.
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- Pubblicato:
- novembre 6, 2011 / 1:30 pm
- Categoria:
- Drammatico, Storico
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