THE TREE OF LIFE (Terrence Malick, 2011)
‘The Tree Of Life’ è un film che parla di un uomo a cui è morto un fratello. Punto. Malick, che ci aveva abituato a certe pretenziosità già con ‘La Sottile Linea Rossa’, ci vuole convincere che qualsiasi cosa dica il suo film sia rilevante, che tutto converga in un sentimento panico di percezione cosmica e di grande tensione emotiva, come una specie di David Foster Wallace in salsa (melo)drammatica, come fa a volte Lars Von Trier (‘The Antichrist’), ma con un gigantismo che spesso fa venire il volta stomaco, senza nessuna obliquità o brivido. Sul serio. Un formalismo estremo, a tratti pernicioso, ci fa capire come Malick sia un grandissimo “tecnico”, nel senso che sfido chiunque a mettere in discussione le sue eccezionali scelte visive; ma, per carità, le storie lasciatele scrivere a qualcun altro. Non basta, infatti, saper sintetizzare un linguaggio – a tratti innovativo, creativo, geniale – qualora non si abbia nulla di interessante da raccontare, per lo più se si vuole riempire due ore e passa di film e con la pretesa che il pubblico si convinca che la trama sfumata debba essere per forza una lezione di stile…Certi espedienti, piuttosto, vanno bene per un cortometraggio – la celebrazione della middle-class conservatrice e bigotta degli anni ’50, come la Barilla con un rosso più fosco e il crocifisso – o, al limite, per uno screen saver – la boriosissima parentesi magmatica sponsorizzata da Adobe, zeppa di nebulose e girini . Dirò di più: può andare bene anche per uno spot di qualche Audi, special modo quando c’è uno Sean Penn marmoreo, ancora immerso nel set di ‘This Must Be The Place’, che va a zonzo attraverso labirintiche architetture ultra moderne, fra l’altro bellissime e descritte con uno strepitoso gusto per il design. Il metodo induttivo può andare bene, e in effetti l’argomento è squisitamente metafisico, ma le conclusioni sputate addosso allo spettatore sembrano dei sermoni pontificati da un ottimo pubblicitario o da un pastore protestante controcorrente, più che le riflessioni biografiche di uno che parla della società americana in cui è vissuto. Ancora una volta, viene in mente certa letteratura post-moderna troppo impegnata a spiegare una metodologia e un bello scrivere, piuttosto che la Cosa In Sè, adottando un linguaggio che per lungo tempo ho ritenuto interessante ma che, in ultima analisi, si rivela sterile e vuoto, come un cartellone che ti invoglia a comprare qualcosa assolutamente al di fuori della tua portata. O, peggio, qualcosa che non esiste. E non vengano a dire che Malick cita Kubrick, perchè il paragone, quand’anche non proprio fuori luogo, è sostanzialmente scorretto: ’2001′ sarà stato anche lui masturbatorio e insostenibile per alcuni, ma almeno ci delizia con le sue furbate, le sue provocazioni, la sua ironia. Al contrario, ‘The Tree Of Life’ si prende sul serio. Addirittura troppo. E fa venire un’orchite.
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- Pubblicato:
- gennaio 12, 2012 / 11:02 pm
- Categoria:
- Drammatico, Weird
- Etichette:
- # Brad Pitt, 01 Distribution, Alexandre Desplat, Bill Pohlad, Cottonwood Pictures, Dede Gardner, Emmanuel Lubezki, Festival di Cannes, film, film 2011, film drammatici, filmeria applicata, Grant Hill, Jack O'Brien, Jessica Chastain, Palma d'oro per il miglior film, Plan B Entertainment, recensioni, recensioni film, River Road Entertainment, Sarah Green, Sean Penn, Terrence Malick, The Tree Of Life

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